Dopo mille partecipazioni a vari festival e kermesse in tutto il mondo, arriva nei nostri cinema “A Different Man”, scritto e diretto da Aaron Schimberg, che ha come protagonista il candidato premio Oscar Sebastian Stan, coadiuvato da Renate Reinsve e Adam Pearson. La pellicola racconta la storia di un uomo affetto da neurofibromatosi che si sottopone ad un intervento per ricostruire il suo volto e che svilupperà una vera a propria ossessione per l’attore che porterà a teatro la sua storia. Volete sapete se ci è piaciuto? Beh, non vi resta che leggere la nostra recensione.
LA TRAMA
Le paure, l’ambizione e le ossessioni di Edward
Il film racconta la storia di Edward (Sebastian Stan), un uomo affetto da neurofibromatosi, che si sottopone a un intervento di ricostruzione facciale. In seguito, però, sviluppa un’ossessione per l’attore che lo interpreta nella pièce teatrale, basata sulla sua vita.
INFO & CAST
Durata 112 min
Regia Aaron Schimberg
Cast
Sebastian Stan: Edward
Renate Reinsve: Ingrid
Adam Pearson: Oswald
Charlie Korsmo: Ron Belcher
Michael Shannon: se stesso
LA RECENSIONE
Edward e Oswald tra ipocrisia latente, opportunismo e vacuità delle apparenze
Schimberg ci ha rapito dall’inizio alla fine di “A Different Man”. La storia di Edward è tanto surreale quanto complessa, nervosa, onirica, aperta a mille interpretazioni e affascinante come l’attore come lo interpreta, un grandioso Sebastian Stan. L’uomo ha il pallino della recitazione ma a causa della malattia che ne deturpa completamente il volto e, di riflesso, anche il carattere, vive da solo e male, è asociale, però l’avvicinamento alla bella Ingrid (Renate Reinsve), scrittrice di opere teatrali, sembra lanciargli un amo vitale. Edward è consapevole di non avere molte speranze con lei (che tra l’altro si rivelerà un personaggio alquanto oscuro e strano) dunque decide di sottoporsi ad un intervento sperimentale che gli da una faccia totalmente nuova e “normale” e anche una nuova vita sotto mentite spoglie (qui però non vogliamo spoilerarvi nulla se no non c’è sfizio!). Vi diciamo solo che il nuovo Edward tornerà da Ingrid (che non lo riconoscerà), la quale ha scritto una pièce teatrale propria sulla sua storia e cerca il protagonista principale. Proprio quando Edward sta per avverare il suo sogno, ecco comparire sulla scena il favoloso Oswald (un sensazionale Adam Pearson), anch’egli affetto da neurofibromatosi, che gli ruba il posto e che, diversamente da lui, vive la sua condizione in maniera brillante, da uomo libero e socialmente splendido, mandando Edward totalmente in tilt. Ed è qui che Schimberg, autore anche della sceneggiatura, da sfogo a tutte le tematiche legate alle vicende di Edward e Oswald come l’ipocrisia latente, l’opportunismo, l’invidia, la falsità, la vacuità delle apparenze, il concetto di maschera.
Sebastian Stan nel ruolo più sfolgorante della sua carriera
Tutto avviene in 112 minuti fulminanti, veloci, arrabbiati e comici, malinconici e tesi che ci danno diverse interpretazioni della realtà, soprattutto nella seconda parte, quando lo spettacolo teatrale smantellerà tutta una serie di pregiudizi di cui Edward era pieno nella prima parte. Oswald è la parte migliore di Edward ma che quest’ultimo, però, non sapeva di avere, rinchiudendosi dietro il suo aspetto come in una gabbia di dolore, e adesso che si era liberato di quel volto malato doveva farci di nuovo i conti e interrogarsi a fondo. Se all’inizio eravamo dalla sua parte, man mano cominciamo ad amare Oswald perché anche se Edward riesce a cambiare volto, la sua interiorità resterà malata a vita. Sebastian Stan è stupefacente in un ruolo sfaccettato, difficile, forse il più bello della sua carriera finora e, infatti, ha portato a casa l‘Orso d’argento a Berlino per la miglior interpretazione da protagonista e il Golden Globe.
Cinque stelle a tutta la crew
Oltre alla sinergia perfetta tra i tre protagonisti, Aaron Schimberg ha voluto alla fotografia Wyatt Garfield che ha saputo dare quel tocco retrò dannatamente magnetico e, allo stesso tempo, molto attuale alla pellicola. Le musiche di Umberto Smerilli calzano alla perfezione così come meraviglioso è il montaggio di Taylor Levy, che incastra sapientemente le vite di Edward e Oswald, due facce della stessa medaglia, due persone che si guardano allo specchio e dovranno fare i conti con la vita vera, non quella raccontata sulle tavole di un teatro. Le stelle sono cinque.
Il voto di Cinefily