“The Last Showgirl” è arrivato nelle sale italiane dopo il grande successo di critica. La pellicola, diretta da Gia Coppola, con Pamela Anderson e Jamie Lee Curtis, racconta la storia di Shelly, un’iconica showgirl di Las Vegas alle prese, suo malgrado, con una nuova vita tutta in salita, quando ormai ha 57 anni e i suoi sogni non si sono mai avverati. Per la sua performance, Pamela Anderson è stata candidata ai Golden Globe 2025 come Migliore attrice in un film drammatico e, dopo aver visto il film, possiamo garantirvi che è stata meritata alla grande e forse meritava anche qualcosa in più. Siete curiosi? Allora non perdete tempo, leggete la nostra recensione e poi correte al cinema.
LA TRAMA
Shelly e una vita da reinventare a 57 anni
Shelly Gardner (Pamela Anderson) era una leggenda a Las Vegas, la star dello spettacolo Le Razzle Dazzle nato negli anni Ottanta. Ma ora lo show sta per chiudere definitivamente, per lasciare il posto ad un circo. Come potrà Shelly, che ha 57 anni e conosce solo il Razzle Dazzle per cui si esibisce da sempre, guadagnarsi da vivere altrove?
INFO & CAST
Durata 88 min
Regia Gia Coppola
Cast
Pamela Anderson: Shelly Gardner
Jamie Lee Curtis: Annette
Dave Bautista: Eddie
Billie Lourd: Hannah Gardner
Brenda Song: Marianne
LA RECENSIONE
Un personaggio costruito interamente su Pamela Anderson
Bellissimo, veramente bellissimo. Il film di Gia Coppola, nipote del grande Francis Ford Coppola, al suo terzo lungometraggio, ci mette di fronte ad un vero e proprio gioiellino costruito interamente su Pamela Anderson, personaggio e persona, con una forza dirompente e magnetica che parte già dai primi minuti della pellicola. Come già successo in grandi pellicole come “The Wrestler” di Aronofsky e la più recente “The Substance”, con Demi Moore, la regista racconta la storia di una donna che ha sempre vissuto per intrattenere, nata sul palco e poi brutalmente rigettata, sostituita, fatta fuori da quella stessa industria che le aveva fatto vivere un sogno, promesso qualcosa di più grande e significativo che, poi, non è mai arrivato.
Nostalgia, sensibilità e sogni infranti, il gioiellino di Gia Coppola colpisce nel profondo
Gia Coppola ha voluto fortemente Pamela Anderson perché la storia dell’attrice è molto simile a quella di Shelly. Da icona sexy degli anni ’90 grazie alla serie tv cult “Baywatch”, l’attrice ha girato 25 film e altre decine di serie tv ma nessuna di queste, diciamolo, ha poi mai lasciato il segno. A renderla oggetto di critiche feroci, ma a regalarle anche un grande “rimbalzo” pubblicitario, ci pensò anche il video amatoriale hot girato con l’ex marito Tommy Lee. Solo adesso, all’età di 57 anni, la Coppola le ha regalato il ruolo della vita che, infatti, le ha fruttato la sua prima candidatura al Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico e allo Screen Actors Guild Award per la migliore attrice cinematografica. Nella pellicola, infatti, la Anderson è bravissima ad esprimere la sensibilità, la malinconica, la disillusione di Shelly solo con lo sguardo o tramite gesti, un abito sdrucito, la nostalgia, abbattendo quel muro tra realtà e finzione e aggiungendo qualcosa di addirittura poetico in quel mondo fatto di paillettes. Il merito è anche della sceneggiatura di Kate Gersten che restituisce una narrazione fatta di dialoghi e interazioni mai banali o tristi, bensì di speranza e voglia di reagire, anche quando tutto il mondo introno sembra crollare.
Un film che meritava decisamente qualche riconoscimento in più
Ad aiutare Shelly ci sono l’amica Annette, interpretata dalla grande Jamie Lee Curtis, anche lei vittima di quel mondo che l’ha masticata e poi sputata e che adesso, dopo la carriera da ballerina lavora come cameriera in un casinò. Sarà lei a spingere Shelly a reinventarsi e, soprattutto, a recuperare il rapporto con la figlia Hannah (Billie Lourd), cresciuta praticamente con la famiglia di Annette. Le altre soubrette sono Jodie (Kiernan Shipka) e Mary-Anne (Brenda Song), mentre l’unico uomo è Dave Bautista nei panni di Eddie, il produttore dello show che ormai deve chiudere i battenti per fare spazio a qualcosa di più contemporaneo, fregandosene altamente del futuro di quelle donne. Figure simboliche, metafore di vita, ritratti intimi, scene memorabili come quella in cui Annette balla sulle note di “Total Eclipse of Heart”, pezzo cult di Bonnie Tyler, un mix assoluto di nostalgia, liberazione e voglia di “esistere” al di là di tutto e tutti. La fotografia di Autumn Durald (peccato per nessuna nomination ai Golden Globe o agli Oscar), il montaggio di Blair McClendon e Cam McLauchlin, le scenografie di Natalie Ziering e gli splendidi costumi di Jaqui Getty (che lavoro enorme e straordinario), sono la ciliegina sulla torta e ci fanno assegnare 4 stelle a questo film che dovete assolutamente vedere e che meritava, decisamente, qualche riconoscimento in più.
Il voto di Cinefily